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Talerbühel, Leitner, l'incendio del 1997 e le rovine di Völsegg

Poco dopo il parcheggio nei pressi del Maso Thaler/Thalerhof si nota sulla sinistra una collina dalla sommità appianata. Si tratta del cosiddetto “Talerbühel”, ovvero dosso/collina Taler, antico luogo di culto, presso il quale vennero ritrovate testimonianze della presenza umana databili al VI sec. a.C.. La sommità del dosso è stata infatti artificialmente appianata ed è luogo di numerosi ritrovamenti preistorici, che, assieme a molti altri rinvenuti sulla cima del Monte Balzo, presso il Wuhnleger, a Völsegg, fanno di Tires un luogo particolarmente interessante dal punto di vista archeologico.

Esattamente sul lato opposto della strada sorge l’edificio chiamato Leitner, riconoscibile dall’insegna “Ferienhaus Leitner”. L’origine di tale nome è curiosa e svela particolari spesso sconosciuti della storia del paese.
Nell’anno 1635 in regione infuriava la peste ed il paese, per timore della morte nera fece costruire una cappella qualche centinaio di metri a monte dell’abitato, in onore dei Ss.Sebastiano e Rocco. Per la manutenzione dell’edificio e la suonata quotidiana delle campane, venne incaricata una persona, alla quale venne concesso di disboscare il terreno leggermente più a valle della cappella, sul quale potè costruirsi una modesta abitazione e praticare il pascolo di alcuni animali. Il maso in cui viveva questo servitore prese il nome di “Leuthnergüetl”, che tradotto in italiano significa “fondo del suonatore, del campanaro” e con questa denominazione venne riportato anche nel libro fondiario del paese.
Nel corso dei decenni, il termine “Leuthner” si trasformò, per via anche della pronuncia dialettale, in “Leitner” e l’edificio passò nelle mani di diversi proprietari, ma fino al XX secolo la chiave della cappella rimase al suo interno.

Oggi con il termine “Leitner” si intende proprio quell’edificio che si trova a poche centinaia di metri dalla cappella di San Sebastiano, al termine della strada superiore di Tires, che oltre a rappresentare la residenza estiva dei proprietari, offre miniappartamenti per i turisti.


Poco dopo aver superato il primo incrocio, subito a monte dell’edificio “Leitner”, il sentiero attraversa una fascia di bosco altamente suggestiva, caratterizzata da tronchi di alberi spogli e secchi. Si tratta di ciò che rimane di un furioso incendio divampato nell’aprile del 1997, al termine di un inverno del tutto particolare. Quella primavera, oltre ad essere assai ventosa, seguiva infatti ad un inverno secco, scarso di precipitazioni nevose. Tutte, queste, condizioni ideali per trasformare un piccolo fuoco di bambini che giocavano ai margini del paese in un incendio dalle proporzioni spaventose. Il vento in un attimo portò le fiamme a svilupparsi lungo i pendii a nord del paese, alle pendici del Monte Cavone, il fuoco non si propagava più solamente sul terreno, ma per via delle ventate balzava da una chioma all’altra degli alberi. L’incendio assunse dimensioni notevoli e per spegnerlo accorsero a Tires più di 300 vigili del fuoco, aiutati da tre elicotteri. Al termine del disastro si poterono trarre le somme: 500.000 metri quadrati (50 ha) di bosco interessati dall’incendio, di questi ben 300.000 (30 ha) andarono completamente distrutti. Per una decina di giorni il territorio interessato dalle fiamme venne tenuto sotto controllo da guardie dei vigili del fuoco, per evitare il divampare di focolai residui nascosti nel terreno.

E’ stata una fortuna in ogni modo che nel periodo immediatamente successivo all’incendio non vi siano state grandi precipitazioni, che avrebbero sicuramente compromesso la stabilità dei pendii ormai rimasti nudi, provocando problemi di erosione del terreno e mettendo in dubbio l’incolumità del paese.

Come raccontano gli uomini del Corpo Forestale in servizio a Tires fino ad ora non si è pensato, tranne per quel che riguarda un numero modesto di betulle in alcune zone, ad un rimboschimento artificiale. E’ rimasto tutto così come dopo l’incendio, non a caso, ma per favorire la crescita di un nuovo bosco in maniera naturale, cosa sicuramente sensata se si considera che la stabilità e il grado di salute di un bosco naturale sono sicuramente maggiori di quelli di un bosco rinnovato artificialmente.

Un nuovo impianto artificiale, ossia che prevede l’impianto di piante provenienti da vivaio, è più soggetto a epidemie, e, se guardato nella totalità del bosco e non il caso della singola pianta, molto più debole, per via di una scarsità genetica, tipica degli alberelli da vivaio. Il patrimonio genetico di un bosco artificiale è minimo in confronto a quello di un bosco naturale, in quanto le piante di vivaio nascono da un numero limitato di “genitori” e ciò fa sì che le piante, geneticamente, si assomiglino molto tra loro. Caratteristica questa che può essere letale nel caso di un’epidemia forestale, in quanto non ci sarebbero più piante maggiormente resistenti di altre che sopravvivrebbero e altre più deboli che soccomberebbero, ma ci si troverebbe di fronte ad un livello di difesa pressoché unitario.

Per questo motivo dove qualche anno fa infuriava l’incendio di Tires, oggi troviamo ancora le piante spoglie e bruciate, e solamente qualche giovane pianta, pioniera, che lentamente dà il via ad un processo decennale che porterà alla formazione di una nuova foresta.


A circa metà percorso si giunge ad un incrocio, con un capitello ed una panchina riportante il nome della località: Völsegg. Völsegg è luogo che appartiene alla storia del paese di Tires, in quanto vi sorgeva nel XVI secolo la residenza dei Signori di Velseck, che ospitava inoltre l’allora sede giudiziaria, trasferita in seguito in paese, nell’imponente edificio che fino a qualche anno fa era sede delle scuole elementari (Schulhaus o Pfleghaus). La “storia-leggenda” vuole che il castello dei Signori di Velseck fosse precipitato nel burrone retrostante e che a salvarsi siano stati solamente alcuni muri. Accanto a questi antichi resti era sorta in tempi più recenti anche una locanda, in seguito distrutta dalle fiamme di un furioso incendio. Ricchi di storia e altamente suggestivi, sia gli antichi muri, che i resti della locanda vittima delle fiamme erano ammirabili fino a qualche anno or sono, prima dell’inizio dei lavori di costruzione di una struttura ricettiva non ancora terminata. Oggi ne rimane solamente qualche foto ed il ricordo di tutti coloro che ebbero la fortuna di conoscere quell’angolo di paese.
La collina Taler, “Talerbühl”. Bosco interessato dall’incendio del 1997. I vecchi edifici che sorgevano a Völsegg, accanto ai quali si potevano ammirare resti di antiche mura.

La "Ritztal" e la città di Bolzano, in comune hanno l'Arenaria della Val Gardena

Lungo il sentiero si incontrano alcune sculture in legno perfettamente inserite nel paesaggio e rappresentanti animali del bosco o animali fantastici. Sono opera dello scultore Robert Winkler, che nei mesi estivi svolge servizio presso il Parco Naturale Sciliar – Catinaccio, all’interno della squadra composta da una decina di ragazzi che da aprile a novembre si occupa della manutenzione della rete sentieristica all’interno dell’area protetta. Opera dei ragazzi anche la panchina dalle forme curve ed invitanti che si incontra poco dopo Völsegg, all’altezza della “Ritztal”, la valle che scendendo dal Monte Cavone, segna il confine tra il comune di Tires e quello di Fié allo Sciliar.

Quello dove è collocata la panchina è un posto particolarmente interessante, sia dal punto di vista paesaggistico che geologico. Da questo posticino ricavato tra gli alberi si gode infatti di una splendida vista sull’abitato di Santa Caterina e sulla città di Bolzano.
Se le condizioni meteorologiche lo consentono è possibile ad occhio nudo individuare la fascia verde che attraversa la città. Si tratta del parco lungo il fiume Talvera, i cosiddetti “prati del Talvera”, che seguono il torrente proveniente dalla Val Sarentino fino al suo sbocco nel fiume Isarco. Con un buon binocolo si riconoscono facilmente il Monumento alla Vittoria, che spicca bianco sul fondo scuro dato dal parchetto retrostante, la via Museo con il suo prolungamento in via dei Portici ed il campanile del Duomo.

Curioso è pensare che proprio quel campanile, come del resto tutta la struttura del Duomo, sono realizzati con lo stesso tipo di roccia che si trova alla base della “Ritztal”, osservabile benissimo dalla panchina. Si tratta di Arenaria della Val Gardena, roccia dal tipico colore rossastro, che si origina in tempi remoti dall’erosione dello zoccolo profirico che le sta alla base e sul quale poggiano i paesi di mezza montagna come Tires, Fié e Castelrotto. Questa roccia nasce infatti dall’erosione dovuta agli agenti atmosferici dello strato inferiore di porfido quarzifero e dalla sua successiva ripietrificazione. I suoi componenti sono gli stessi del porfido, ma con struttura molto più fine, che la rende molto più lavorabile ed elastica del porfido. Queste sue qualità hanno fatto sì che l’arenaria della Val Gardena venisse usata spesso in provincia per la costruzione e la decorazione degli edifici, ed é probabilmente proprio grazie alla sua elasticità che, nonostante le violente scosse dovute al bombardamento del Duomo di Bolzano nella II Guerra Mondiale, il campanile sia riuscito a salvarsi.
Opera dello scultore
Robert Winkler

Panchina lungo il sentiero,
all’altezza della “Ritztal”.

Vista dalla Ritztal verso
S. Caterina e la conca di Bolzano.

Lungo l’intero percorso si consiglia di non guardare solamente a dove si mettono i piedi, ma di gettare anche qualche sguardo tra gli alberi. Numerosi sono infatti gli scoiattoli che vivono in questi boschi misti, e che spesso si fanno notare mentre corrono e saltano da un albero all’altro.
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